Dall’Oriente sognato al realismo anglosassone: in scena la grande storia dell’Afghanistan

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Grande successo, domenica 8 luglio al Napoli Teatro Festival Italia diretto da Ruggero Cappuccio, per debutto di Afghanistan – Il grande gioco e Afghanistan: Enduring freedom con la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani.

10 testi originali, tradotti da Lucio De Capitani da altrettanti autori angloamericani, sono adattati e messi in scena dai due registi per raccontare, dalla prima invasione inglese ai giorni nostri, il complesso e fallimentare rapporto dell’Occidente con questo paese del Medio Oriente, sempre e suo malgrado al centro dello scacchiere mondiale.

Un “Progetto Afghanistan”, prodotto da Teatro dell’Elfo ed Emilia Romagna Teatro Fondazione con il sostegno della Fondazione Cariplo, che si concretizza nell’allestimento di due spettacoli, indipendenti benché complementari. Ne Il grande gioco (che aveva già debuttato nella passata stagione 2017) si propone, attraverso le scritture di Lee Blessing, David Greig, Ron Hutchinson, Stephen Jeffreys, Joy Wilkinson, il racconto scenico di cinque momenti storici relativi ad un periodo che va dal 1842 alla fine degli anni Novanta. In Enduring freedom, in prima assoluta al Napoli Teatro Festival Italia, vengono affrontati, nei testi di Colin Teevan, Ben Ockrent, Richard Bean, Simon Stephens e Naomi Wallace, gli anni recenti di questo Paese, dall’avvento del regime dei Talebani ad oggi.

Entrambi gli spettacoli sono stati proposti per la prima volta insieme in un’unica maratona che è iniziata al Teatro Mercadante di Napoli alle ore 17 per concludersi poco dopo le 23.30. Circa 6 ore e mezza la durata complessiva del lavoro accolto con straordinaria ed intensa partecipazione del pubblico che ha tributato al termine calorosi e convinti applausi al cast chiamato più volte in scena nei ringraziamenti finali.

Tutti centrati nei ruoli i dieci attori, da Claudia Coli a Michele Costabile, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Fabrizio Matteini, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri, Giulia Viana, chiamati a dar vita a ben 44 personaggi diversi nella ricostruzione di 170 anni di storia del grande paese dell’Asia Centrale.

Dai militi del drappello inglese di guardia alle mura di Jalalabad dopo la disfatta di Kabul del 1842, al re Amannullah Khan e alla regina Soraya Tarzi in fuga (negli anni’20 del secolo scorso), fino ai giorni nostri con un reduce incapace di reinserirsi nella normalità del quotidiano, una giornalista che intervista il presidente Nagijbullah durante l’occupazione sovietica, due bambine vittime dell’imperizia e dell’inesperienza di un giovane soldato americano. Ogni episodio era diviso dal seguente dai pregevoli video di raccordo, realizzati da Francesco Frongia con materiale d’archivio, prezioso ausilio per la comprensione del contesto storico, e che si aggiungevano a quelli con funzione scenografica proiettati durante i vari capitoli della serie. Le scene ed i tanti costumi sono di Carlo Sala, le luci Nando Frigerio, il suono di Giuseppe Marzoli. Dopo l’anteprima al Napoli Teatro Festival Italia, il “progetto” Afghanistan è atteso nel prossimo autunno al Teatro Argentina di Roma (dal 17 al 21 ottobre) e al Teatro Elfo Puccini di Milano (dal 23 ottobre al 25 novembre).

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