Home Attualità Pisani: “Rischio fallimento per imprese a causa dello stop pasti ai migranti”

Pisani: “Rischio fallimento per imprese a causa dello stop pasti ai migranti”

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Lo stop ai pasti gratis ai migranti rischia di far fallire alcune realtà da tempo impegnate nell’assistenza degli extracomunitari. L’avvocato Angelo Pisani, noto per le sue battaglie sociali, ha lanciato l’allarme: “Nel rispetto dei diritti avvisata la Prefettura, stop ai pasti gratis destinati ai migranti, la mia assistita non può fallire per inadempimento di chi gestisce emergenze senza rispetto delle regole. Quattro euro al giorno per ogni migrante assistito solo per fargli avere fino a destinazione, ovvero il centro di accoglienza, colazione, pranzo e cena serviti a tavola, oltre colazione al mattino. I contratti stipulati con le cooperative che gestiscono i centri di accoglienza con aziende che si occupano di ristorazione purtroppo non vengono rispettati e questo non è giusto. Peraltro, in questi contratti di somministrazione noti anche alle prefetture d’Italia, che di fatto hanno in mano la borsa dell’affare accoglienza, si prevedono là dove necessario anche pasti per regimi alimentari specifici per questioni di salute (diabetici, iposodici) o religiose (alimentazione per musulmani).  In Campania – prosegue Pisani -, alcune importanti aziende che si occupano di ristorazione e che hanno siglato contratti di somministrazione di pasti con le cooperative o società ad hoc che gestiscono i migranti nei centri di accoglienza sparsi su tutto il territorio regionale, da un anno circa (in alcuni casi anche di più) non vengono pagate con gravi danni e pericoli anche per le stesse aziende fornitrici di pasti intanto tenute a pagare tasse, dipendenti e prodotti da servire quotidianamente, con grave rischio di fallimento. Il Servizio mensa viene regolarmente svolto ma tutto gratuitamente perché illegittimamente le fatture emesse non vengono pagate e tale attività di preparazione e consegna pasti non può continuare. Di conseguenza contenziosi giudiziari per ottenere i dovuti pagamenti dai gestori dei migranti che con il passar del tempo possono anche danneggiare seriamente la migliore azienda fornitrice impossibilitata a rientrare dei propri legittimi crediti. In questi giorni salta all’occhio un caso concreto e pericoli imminenti per chi rischia di non esser assistito. Un problema che può diventare esplosivo e di cui dovrà occuparsi il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.
Il 30 novembre una primaria azienda di ristorazione napoletana che ha in essere contratti di somministrazione di pasti con alcune cooperative e società che gestiscono centri di accoglienza con decine di migranti, come formalmente comunicato ai soggetti inadempienti e per conoscenza alla Prefettura per la delicatezza e serietà della problematica , sarà costretta a sospendere il servizio.  Scaduti i termini fissati nelle ingiunzioni di pagamento a carico dei debitori se questi entro 24 ore non pagheranno le fatture emesse per le prestazioni effettuate nell’ultimo anno, i pasti non potranno esser più erogati e i migranti rischieranno di non potersi nutrire.  E si sa, quando c’è fame, è difficile controllare centinaia di persone. Quindi all’orizzonte ci sono certamente questioni economiche da affrontate ma anche problemi di ordine e sicurezza pubblica là dove i pasti non verranno serviti e se non ci saranno piani alternativi per soddisfare i morsi della fame dei migranti accolti”.
Intanto, questa azienda di ristorazione di cui parliamo, ha già dato mandato all’avvocato Angelo Pisani di depositare decreti ingiuntivi a carico delle cooperative e società debitrici per poi procedere alla procedura esecutiva e pignoramenti presso terzi, ossia alla Prefettura cui si chiede di non pagare tali cooperative ma prima l’azienda che regolarmente ha prodotto e garantito i pasti senza esser pagata, per poter incassare i soldi delle fatture emesse ed ancora ingiustificatamente inevase come dichiara negli atti l’avvocato Pisani. Dagli atti risulta che ci sono almeno due cooperative (Cooperativa sociale Samira, Cooperativa San Martino) e una società la San Giuseppe Gestioni srl che riceveranno procedure esecutive o hanno già ricevuto ingiunzioni senza fornire alcun riscontro . La Samira deve pagare 365.522 euro. San Giuseppe Gestioni 217.427 euro; San Martino 71.921 euro. La cifra che questa azienda di ristorazione napoletana vanta da queste tre cooperative che abbiamo citato si aggira intorno ai 700 mila euro. A partire dal giorno in cui le tre cooperative riceveranno notifica del decreto ingiuntivo, avranno a disposizione giorni altri giorni per pagare ma intanto l’avvocato Pisani ha formalmente avvisato la Prefettura di Napoli delle violazioni contrattuali dei suoi gestori di migranti e del pericolo della sospensione delle forniture pasti per il mancato pagamento che non permette più la produzione ed assistenza. Ma quanti altri casi come i tre che abbiamo appena citato ci sono in Campania? Quanti altri dello stesso tipo ci sono in Italia? Difficile rispondere a questa domanda perché la cura e l’assistenza dei migranti in Italia era ed è un affare per pochi. E qui i migranti non sono protagonisti ma vittime di chi sulla loro pelle fa affari.

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