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Pompei, riaffiorano nuovi reperti durante i lavori di messa in sicurezza della Regio V

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CRO 24-12-2015 POMPEI Inaugurazione di 6 domus all'interno degli scavi di Pompei. (NewFotoSud - Alessandro Pone)

A distanza di 270 anni dalla scoperta di Pompei, continuano i ritrovamenti nella città sepolta dall’eruzione del 79 d.C. Era il marzo del 1748, e sin dalla prima fortuita scoperta, Pompei catalizzò subito l’attenzione dei Borbone, a scapito del sito di Ercolano, emerso appena dieci anni prima.

Gli scavi avviati pochi mesi fa, nella Regio V, già stanno riportando alla luce numerosi reperti. Si scava in un punto definito “cuneo”, un ampio spazio situato tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Gli attuali lavori nella Regio V furono pianificati, in origine, non per far riemergere ciò che giaceva sotto il terreno di aree non scavate bensì per contrastare in maniera definitiva l’annoso problema dell’instabilità dei fronti di scavo. Il tutto confluisce nel Grande Progetto Pompei, un macrointervento di riqualificazione del sito archeologico, avviato nel 2007 e suddiviso in due fasi: la prima, 2007-2013, finanziata dalle risorse del Programma operativo interregionale “Attrattori culturali, naturali e turismo” e la seconda, 2014-2020, sostenuta tramite le risorse del PON “Cultura e sviluppo”.

Riduzione del rischio idrogeologico con relativa messa in sicurezza dei fronti di scavo, questo il primo obiettivo del Grande Progetto focalizzato nelle Regiones I, V e IX dove, la presenza di grandi aree non scavate crea forti punti di pressione a scapito delle zone limitrofe già riportate alla luce, pressione ulteriormente aggravata da un insufficiente drenaggio del suolo che, nei periodi piovosi, crea ampie spinte del terreno sulle mura antiche. La decisione di iniziare i lavori di messa in sicurezza nella Regio V trova spiegazione nei numerosi crolli che hanno interessato l’area, ponendo una priorità d’intervento. Così, dai lavori avviati per la messa in sicurezza dei fronti di scavo, ci si è ritrovati, come era prevedibile, a riportare in superficie spazi di città ancora sepolti, 1.400 mq in cui, rimosso il terreno degli scavi dell’800 e del ‘900, è stato possibile raggiungere lo strato della colata piroclastica che, dal 79 d.C. in poi, ha posto un fermo immagine sulla città.

Tra oggetti e reperti, alcuni dei quali perfettamente conservati, riaffiorano ambienti domestici e strade che, a lavori conclusi, daranno la possibilità di istituire nuovi percorsi ed itinerari. 8,5 sono i milioni di euro stanziati per questo grande intervento e 2 sono gli anni della durata dei lavori, si prospetta, infatti, un termine ottimistico per la tarda primavera del 2019, ed un termine di effettiva scadenza, a chiusura del PON, per il 2020. Scettici e curiosi potranno monitorare lo stadio di avanzamento dei lavori e le procedure di assegnazione degli interventi sul “portale della trasparenza”, consultabile sul sito internet della struttura operativa. In bocca al lupo, Pompeii!