Pozzuoli, tragedia alla Solfatara: muore un’intera famiglia

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Una modesta recinzione che segnalava il pericolo e soltanto una troupe impegnata in un videoclip a soccorrere le vittime: padre, madre e figlio di 11 anni, una famiglia residente a Meolo, nel Veneto in vacanza a Napoli, morti a causa delle esalazioni di anidride carbonica, dopo essere caduti in un’ area interdetta all’interno della solfatara, il vulcano dei campi flegrei.
Da una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, sul limite della recinzione che interdice l’accesso all’area della cosiddetta “Fangaia” il ragazzino di 11 anni sarebbe scivolato per pochi metri e i genitori si sarebbero lanciati per afferrarlo cadendo a loro volta.
Il figlio di sette anni, che non si è mosso dal punto dove si trovava, si è salvato.
Una volta caduti, genitori e figlio potrebbero essere stati uccisi dalle esalazioni, ma solo l’autopsia potrà confermare questa ipotesi.
Una vera tragedia, ha detto il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia.
L’area della solfatara è gestita da privati che hanno scelto di non commentare l’accaduto, né di esprimersi in merito alle misure di sicurezza che caratterizzano il complesso della Solfatara.
Ci si chiede se possa bastare una recinzione così modesta a fermare un bambino e come sia possibile che in un sito a rischio non ci sia un protocollo di sicurezza, un sistema di allarme e la sorveglianza nel percorso.
Il vulcanologo Giuseppe Mastrolorenzo ha definito la Solfatara un’area da allerta gialla, che crea un altissimo rischio vulcanico da tenere costantemente sotto controllo.

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